I 4 rischi cognitivi del futuro

Come possiamo intuire, le nuove tecnologie e le metodologie ad esse associate stanno sempre di più incidendo sulle nostre strutture cognitive, arrivando a determinare cambiamenti che, se sottovalutati, possono creare problemi piuttosto seri al nostro cervello. Mi è capitato di leggere questo interessante articolo che descrive i 4 rischi che corriamo tutti: Google ci ha reso stupidi; multitasking e distrazione; impiantare falsi ricordi, portare via quelli veri; neuromarketing.

Consiglio a tutti di dare un’attenta lettura e adottare le indispensabili contromisure, se non vogliamo tornare indietro nella scala evolutiva. Tutto il sito è di grande interesse, per cui vi consiglio di tenerlo d’occhio.

Social Media: fenomeno passeggero?

Ormail il mondo è sempre più caratterizzato da mode e casi mediatici. Il fenomeno non è nuovo. Basti pensare al famoso Affare Dreyfus, forse uno dei primi grandi fatti della storia. Del resto lo stesso Musil ne “L’uomo senza qualità” parla di un certo Moosbrugger, una vicenda che tenne desta l’attenzione di tutta la Vienna di quei tempi, forse proprio ispirata al caso di cui dicevo sopra.

Ora il fenomeno è FaceBook. Se non ci credete, provate solo a citarlo in una qualsiasi situazione e state pur certi che non troverete indifferenza. Anzi, attirerete l’interesse di tutti. Ormai siamo alla famosa contrapposizione tra apocalittici e integrati.

Io ne sto facendo tesoro. Quando vedo che la conversazione langue, tiro fuori l’argomento FaceBook e sono a posto. Giovani entusiasti e adulti che arricciano il naso, ma tutti egualmente coinvolti. Purtroppo, se chi mi sta leggendo è tra i detrattori dei Social Network, lo prego di svegliarsi. Non siamo di fronte ad un fenomeno passeggero. Parte della nostra vita futura si svolgerà sempre più in rete e, in questo spazio, finiremo per costruire relazioni più o meno stabili.

Leggetevi questo articolo e sorridete come ho fatto io. In fondo cosa c’è di male? Cosa c’è di diverso che scrivere una lettera, come si faceva sanamente una volta? Il nostro futuro in rete è social, accettiamolo, sorridiamo e la rete ci sorriderà.

Tutte le strade portano a Google

Nella sua struttura base, Internet non è altro che un sistema di nodi, collegati tra loro da link che trasportano l’utente da un sito all’altro. I nodi sono, appunto, i vari siti che i Server ospitano e rendono fruibili per gli utenti. Ogni nodo ha molteplici connessioni, per cui ogni navigazione in Internet è caratterizzata, spesso, dal saper da dove si parte e dal non saper, assolutamente, dove si arriva.
Se una volta, infatti, i siti erano pensati per far rimanere i navigatori su se stessi, oggi è spesso il contrario. Ogni sito è il fulcro di una miriade di link, compresi quelli pubblicitari, che stimolano la curiosità dell’utente che, spesso, finisce per perdersi nello spazio, teoricamente infinito, della rete.
Cosa sto effettivamente cercando? Per quale ragione mi sono collegato? Al navigatore neanche interessa rispondere a queste tediose domande.
Perdersi nella rete è un’esperienza straordinaria e che nella realtà non ha eguali. Infatti, in essa tutto o quasi tutto appare lecito e gratuito. Apparentemente al sicuro, ci si aggira di qua e di là con la convinzione che, in qualunque momento, è possibile scappare, interrompendo il sogno, se esso si sta facendo pericoloso.

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Perché WordPress, WebHome e ProjectWare

Per il mio battesimo da autore indipendente su Internet ho fatto tre scelte di fondo.

La prima WordPress: una piattaforma di pubblicazione valida, potente, personalizzabile,  versatile, espandibile, scalabile, multimediale e facile da usare anche grazie all’infinito materiale disponibile su Internet.

La seconda WebHome: uno strumento che mi consente di rimanere padrone dei contenuti che pubblico senza rinunciare alla possibilità di far crescere i miei contatti sociali. Altrimenti cosa ci farei su Internet?

La terza ProjectWare: il partner ideale per entrare in Internet da protagonista.

Non vi nascondo che mi sto divertendo molto. Certo tenere un blog richiede del tempo, ma se questo tempo farà crescere i miei rapporti sociali e i miei stimoli intellettuali sicuramente non avrò di che pentirmi.

La favola dell’Internauta 3.0

C’erano una volta gli Internauti. Si trattava di individui che, pur vivendo fisicamente nel mondo reale, attraverso uno strumento chiamato computer, trasferivano il loro spirito in un mondo virtuale chiamato Internet.

In questa realtà parallela, essi potevano far sentire la loro voce e interagire con gli altri. Potevano parlare, osservarsi a vicenda, studiare qualsiasi disciplina, lasciare propri scritti, diffondere foto, proiettare video, fare amicizia, innamorarsi,  comprare e vendere ogni genere di cosa e molto altro.
Era curioso osservarli, seduti davanti a dei grossi schermi di tipo televisivo, apparentemente sicuri nelle loro case o nei loro uffici, stare per ore a interagire con i loro simili lasciando tracce indelebili delle loro azioni.

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